“Non voglio perdere nessun attimo della mia vita. Ecco perché lo “fotografo” con la musica”

Marcelo

COMPOSITORE

L’arte del comporre attinge per me direttamente dalla vita. Che sia la storia di due amici che si sposano, di una signora anziana, di un fatto triste o allegro, sempre di vita si tratta. Il processo creativo nasce dalla sinergia semplice, ma conquistata, tra note e esistenza. Comporre è per me come fare delle foto, scattare un frangente di realtà che non voglio perdere. Un accadimento da immortalare, anzi custodire. Come con la prima storia che leggerete, la storia di Emily: una ferita tragica, inspiegabile e allo stesso tempo feconda e misteriosa. Ogni brano nasce sempre da qualcosa che mi ha toccato e che, attraverso la musica, desidero fare proprio e per tutti.

Pianista Compositore Marcelo Cesena Emily

EMILY

Era una mattina in cui stavo preparando un incontro sulla bellezza. Non avrei potuto fare nulla di “teorico” neanche volendo. Perché quel giorno una storia misteriosa venne a ferirmi attraverso la chiamata telefonica di un amico.

Mi raccontò di Emily. Morta a tredici anni perché investita da un uomo che voleva suicidarsi. Tornando forzatamente al mio lavoro mi accorgevo che quella chiamata non mi usciva dalla testa.Cosa centrava il destino di Emily con la bellezza? Con che coraggio potevo parlare di bellezza?

Era una mattina in cui stavo preparando un incontro sulla bellezza. Non avrei potuto fare nulla di “teorico” neanche volendo. Perché quel giorno una storia misteriosa venne a ferirmi attraverso la chiamata telefonica di un amico.

Mi raccontò di Emily. Morta a tredici anni perché investita da un uomo che voleva suicidarsi. Tornando forzatamente al mio lavoro mi accorgevo che quella chiamata non mi usciva dalla testa. Cosa centrava il destino di Emily con la bellezza? Con che coraggio potevo parlare di bellezza?

Pensai, dentro di me, di disdire l’incontro pubblico e quella mezzanotte mi misi al piano. E di Emily, che è il Mi per gli inglesi. Un Re, cioè la D di death. E, non da ultime, le note delle iniziali dei genitori e della sorella. All’alba la musica era finita. Ed era bella.

Come era potuto accadere che qualcosa di bello potesse sgorgare da una tragedia? Oltre a un brano nuovo sapevo da dove cominciare per l’incontro a cui, alla fine, andai. E cioè il fatto che il cuore grida incessantemente che la bellezza accada e ritorni sempre a riempirlo. Anche di fronte a qualcosa di impossibile come la morte di Emily.

Pensai, dentro di me, di disdire l’incontro pubblico e quella mezzanotte mi misi al piano. E di Emily, che è il Mi per gli inglesi. Un Re, cioè la D di death. E, non da ultime, le note delle iniziali dei genitori e della sorella. All’alba la musica era finita. Ed era bella. Come era potuto accadere che qualcosa di bello potesse sgorgare da una tragedia? Oltre a un brano nuovo sapevo da dove cominciare per l’incontro a cui, alla fine, andai. E cioè il fatto che il cuore grida incessantemente che la bellezza accada e ritorni sempre a riempirlo. Anche di fronte a qualcosa di impossibile come la morte di Emily.

Mosaico

Marcelo Cesena

Pianista Compositore Marcelo Cesena Mosaico

MOSAICO

Margery è una donna magra, molto sottile. Di una corporeità quasi fragile. I capelli bianchi sono ben acconciati mentre stringe il braccio del marito. Per festeggiare i loro cinquanta anni di matrimonio, Margery decide di dedicarsi una composizione musicale. Il destino dà l’incarico a me di comporre la musica delle loro nozze d’oro. Mi scrive una lettera con la storia della loro vita in modo che possa avere del materiale su cui lavorare. Ricordo che ho visto scorrere come diapositive il quotidiano di una famiglia come tante altre: le colazioni, il portare i bambini a scuola, riportarli a casa, le discussioni, guardare la televisione… Mi sono seduto sul piano. Le dite hanno iniziato a premere alcuni tasti inseguendo la quotidianità di Margery e della sua famiglia.

Margery è una donna magra, molto sottile. Di una corporeità quasi fragile. I capelli bianchi sono ben acconciati mentre stringe il braccio del marito. Per festeggiare i loro cinquanta anni di matrimonio, Margery decide di dedicarsi una composizione musicale. Il destino dà l’incarico a me di comporre la musica delle loro nozze d’oro. Mi scrive una lettera con la storia della loro vita in modo che possa avere del materiale su cui lavorare.

Ricordo che ho visto scorrere come diapositive il quotidiano di una famiglia come tante altre: le colazioni, il portare i bambini a scuola, riportarli a casa, le discussioni, guardare la televisione… Mi sono seduto sul piano. Le dite hanno iniziato a premere alcuni tasti inseguendo la quotidianità di Margery e della sua famiglia.

Ogni loro giorno aveva un colore diverso, una diversa sfumatura. Dopo aver suonato diverse volte, mi sono fermato a osservare le note come da spettatore esterno. Cosa mi stava dicendo quella musica?. D’un tratto mi sono reso conto che i “colori” di Margery non erano sparsi, alla rinfusa.

Ho pensato alla mia vita: se fosse una casuale manciata di pietruzze accostate una all’altra o un mosaico. Qualcosa con un ordine, un senso che legasse il tutto. Una volta conclusa la musica, lo spartito era cosparso di note, una legata all’altra perché ogni nota è necessaria all’altra, come ogni colore si accosta o meno a un altro. Perché ogni colore è un tassello. La condizione di un mosaico.

Ogni loro giorno aveva un colore diverso, una diversa sfumatura. Dopo aver suonato diverse volte, mi sono fermato a osservare le note come da spettatore esterno. Cosa mi stava dicendo quella musica?. D’un tratto mi sono reso conto che i “colori” di Margery non erano sparsi, alla rinfusa.

Ho pensato alla mia vita: se fosse una casuale manciata di pietruzze accostate una all’altra o un mosaico. Qualcosa con un ordine, un senso che legasse il tutto. Una volta conclusa la musica, lo spartito era cosparso di note, una legata all’altra perché ogni nota è necessaria all’altra, come ogni colore si accosta o meno a un altro. Perché ogni colore è un tassello. La condizione di un mosaico.

Mosaico

Marcelo Cesena

Pianista Compositore Marcelo Cesena Saipan

SAIPAN

Ho scritto questo brano dopo aver letto una lettera di un amico, inviato in missione in Iraq dalla Marina America. Una lettera in cui ci raccontava l’orrore della guerra. Mi colpì un momento, in particolare, del suo racconto della vita militare: quando si ritrovava con tutti gli amici e commilitoni a leggere le lettere che arrivavano da casa. Questo momento – diceva – nonostante fosse ogni volta una pugnalata al cuore gli salvò la vita perché gli ricordava che c’era altro. Altro oltre alla distesa di mare intorno a lui e al peso della guerra sopra di lui. Saipan viene dal nome della nave su cui questo mio amico era stato inviato in missione.

Ho scritto questo brano dopo aver letto una lettera di un amico, inviato in missione in Iraq dalla Marina America. Una lettera in cui ci raccontava l’orrore della guerra. Mi colpì un momento, in particolare, del suo racconto della vita militare: quando si ritrovava con tutti gli amici e commilitoni a leggere le lettere che arrivavano da casa.

Questo momento – diceva – nonostante fosse ogni volta una pugnalata al cuore gli salvò la vita perché gli ricordava che c’era altro. Altro oltre alla distesa di mare intorno a lui e al peso della guerra sopra di lui. Saipan viene dal nome della nave su cui questo mio amico era stato inviato in missione.

È un brano two faces: parla della distanza da casa ma anche del desiderio vivo di poterla rivedere. Di una mancanza non come assenza di qualcosa ma di una vita che c’è, di una casa che ci aspetta.

Non è una nostalgia ma è, dico io, una saudade. Non il dolore di una cosa che non ci sarà mai ma una distanza fisica di una persona a cui tu vuoi bene. Questo volevo raccontare con questo brano: nel buio della guerra un punto di vita certo, un affetto che ci tiene a galla di più della nave su cui siamo. Non perché vicino ma perché presente.

È un brano two faces: parla della distanza da casa ma anche del desiderio vivo di poterla rivedere. Di una mancanza non come assenza di qualcosa ma di una vita che c’è, di una casa che ci aspetta.

Non è una nostalgia ma è, dico io, una saudade. Non il dolore di una cosa che non ci sarà mai ma una distanza fisica di una persona a cui tu vuoi bene. Questo volevo raccontare con questo brano: nel buio della guerra un punto di vita certo, un affetto che ci tiene a galla di più della nave su cui siamo. Non perché vicino ma perché presente.

Kairos

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