MONREALE. LA SALVEZZA E I MOSAICI DI MARCELO

MONREALE. LA SALVEZZA E I MOSAICI DI MARCELO

Francesco Inguanti

clonline.org

Due anni di lavoro, tra le navate del Duomo siciliano, per trasformare le decorazioni in note sul pentagramma. Il risultato? La bellezza del concerto del compositore brasiliano Cesena dentro la Basilica, qualche giorno fa.

Al Duomo di Monreale per quasi mille anni si sono svolti riti e cerimonie di tutti i tipi, tra le sue navate hanno sfilato chierici e laici di tanti Paesi e di tante religioni, ma non era mai successo che un musicista si cimentasse in un concerto per pianoforte frutto delle sensazioni prodotte su di lui dall’impatto con i suoi mosaici. È quanto accaduto poco prima di Natale, grazie a Marcelo Cesena, musicista e compositore brasiliano, noto in Italia e all’estero, che ha eseguito in prima mondiale quindici brani inediti scritti appositamente per l’occasione. 

Marcelo Cesena è nato San Paolo, ha vissuto a lungo negli Stati Uniti e da qualche anno abita in Italia. Così racconta l’inizio di questa avventura: «In passato avevo avuto già modo di apprezzare i mosaici di Monreale. Tuttavia, nell’autunno del 2016 ho avuto la fortuna di averli illustrati dal parroco della cattedrale, don Nicola Gaglio, e di potermi intrattenere più a lungo con l’Arcivescovo, monsignor Michele Pennisi. Il primo mi ha introdotto al significato non solo artistico, ma religioso ed ecclesiale del tempio e delle scene bibliche rappresentate. Il secondo mi ha fatto addirittura la proposta di comporre delle musiche che cantassero la gloria di Dio rappresentata nella chiesa». 

Il concerto nel Duomo di Monreale

Il concerto nel Duomo di MonrealeDa quel giorno sono trascorsi due anni di intenso lavoro di composizione in cui Cesena ha visto e rivisto più volta libri e video sulla basilica monrealese. Soprattutto, però, ha iniziato un’opera di immedesimazione con quel luogo che non sapeva ancora cosa avrebbe prodotto nella sua anima. Si è sviluppato lungo quei mesi un confronto artistico e culturale con don Gaglio, trascorrendo nella basilica il maggior tempo possibile e partecipando alle cerimonie liturgiche quotidiane. Una sera Marcelo ha chiesto perfino di rimanere alcune ore da solo dopo la chiusura, per avere un confronto più diretto e intimo con la storia della Salvezza rappresentata nei mosaici. 

In gioco non c’era solo una capacità artistica e creativa, ma il confronto con una delle forme umane più alte della “bellezza”. Il teologo Von Balthasar, per esempio, apre la sua opera intitolata Gloria con queste suggestive espressioni: «La nostra parola iniziale si chiama bellezza. Bellezza è anche l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare di pronunciare perché essa incorona, quale aureola di inafferrabile splendore, il duplice astro del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto». La Cattedrale di Monreale con la sua bellezza è in grado di provocare tutto ciò, anche per Cesena, che ha tradotto quella provocazione nel contenuto della sua musica. «La decisiva visita al Duomo di Monreale è accaduta verso la conclusione dell’anno della Misericordia», ricorda il compositore: «Ero rimasto colpito dalla foto che ritraeva l’Arcivescovo che apriva la porta della Basilica, la grande porta in bronzo di Bonanno da Pisa del 1186, che riporta quarantadue formelle che illustrano episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Ho chiesto di vederla di vederla da vicino e ho capito subito che bisognava iniziare da lì, dalla porta. Non perché apre l’accesso alla Basilica, ma perché è quella che conduce in Paradiso. Così ho composto quasi di getto il primo pezzo,  Ianua coeli e subito ho compreso che serviva una composizione che spiegasse il senso e il motivo della Creazione: per questo il secondo brano, In principio.

Nei brani successivi Cesena ha descritto in musica le immagini più importanti e decisive della Bibbia: la creazione, Adamo ed Eva, il peccato originale, il diluvio universale, la torre di Babele, il sacrificio di Abramo… Fino ad arrivare all’incarnazione, morte e resurrezione del Signore. Ma serviva una “conclusione”… Quale? «Ero sempre più attratto dal volto del Cristo Pantocratore; più lo guardavo più mi chiedevo: “Ma cosa vuole dirmi? Cosa mi chiede?”. Si avvicinava la data del concerto ma non ero ancora riuscito ad esprimere quello che avevo dentro. Ho chiesto di rimanere nel tempio durante la chiusura pomeridiana. Guadando e pregando mi sono venute in mente due parole: “paternità” e “tenerezza”. Era l’indicazione che cercavo: fare l’incontro col Padre attraverso la tenerezza che mostra ai suoi figli. La storia della Salvezza intercettava in tal modo la mia storia personale in cui il Signore ha mostrato la sua benevolenza attraverso la Sua paternità e la sua tenerezza. Ho lavorato quasi venti ore di seguito per giungere all’ultimo brano del concerto, un inno di lode e ringraziamento per me e per tutta la storia che in quelle navate è rappresentata».

Cesena aggiunge che in questi due anni è stato aiutato dalla riflessione su un brano del discorso che Benedetto XVI ha rivolto agli artisti nel novembre del 2009: «Una funzione essenziale della vera bellezza, infatti, già evidenziata da Platone, consiste nel comunicare all’uomo una salutare “scossa”, che lo fa uscire da sé stesso, lo strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano, lo fa anche soffrire, come un dardo che lo ferisce, ma proprio in questo modo lo “risveglia” aprendogli nuovamente gli occhi del cuore e della mente, mettendogli le ali, sospingendolo verso l’alto». E così è stato, commenta Marcelo: «Sono stato non appena colpito, ma ferito dalla bellezza di quel luogo, e pur faticando non poco per trovare le note giuste da scrivere sul pentagramma, ho accettato questa sfida che prima che per la committenza era per la mia vita».

Il numeroso pubblico, accolto in un Duomo illuminato in modo particolare per l’occasione, ha partecipato non solo da spettatore ad un avvenimento che attraverso musica e immagini ha fatto appello ai sentimenti più profondi del cuore di ciascuno. Dopo le prime note struggenti del pianoforte e l’ immediatezza delle immagini tridimensionali proiettate su due grandi schermi, la bellezza si è imposta in tutta la sua attrattiva, rimandando ad un’altra Bellezza: quella che richiama all’Assoluto di Dio che si è incarna nella storia dell’uomo e che in quel luogo viene narrata attraverso gli uomini che gli vogliono rendere lode. Mesi di lavoro e oltre venti addetti alla gestione della serata hanno consentito di assistere a un concerto unico e irripetibile. 

Come ha detto l’arcivescovo Pennisi: «Il concerto, nell’approssimarsi del Natale, può aiutare tutti a fare memoria nella propria vita del significato dell’Incarnazione del Figlio di Dio, che ha mutato il corso della storia e ha rivelato la dignità di ogni uomo e ogni donna creati ad immagine e somiglianza di Dio e resi per grazia “figli nel Figlio”». «La bellezza lega le generazioni presenti alle passate», il commento del parroco, don Gaglio: «Noi siamo chiamati a custodire questa Chiesa per le generazioni future». E questo è, in fondo, anche l’impegno di ciascuno nella propria vita.

La bellezza dei mosaici di Monreale e il pianoforte di Marcelo Cesena

La bellezza dei mosaici di Monreale e il pianoforte di Marcelo Cesena

monrealepress.it

E’ stato presentato questa mattina presso il Palazzo Arcivescovile il Concerto multimediale per pianoforte, Domus Dei et Ianua Coeli ispirato ai famosi mosaici del Duomo di Monreale. Il concerto di stasera è un mosaico vivo di persone, la storia di una opera d’arte che contiene un messaggio potente, un messaggio di Fede ma al tempo un messaggio laico. Un progetto questo del maestro Marcelo Cesena che rapirà certamente ogni cuore.

Questa sera vedremo, come non è mai accaduto nel panorama siciliano, una singolare e unica rielaborazione del linguaggio artistico musicale, musivo e video della energia che questa chiesa cattedrale può suscitare. Ci saranno delle emozioni perfettamente interpretate dalle innovative realizzazioni video del regista Rai monrealese Alessandro Spinnato e ispirate dalle musiche del compositore brasiliano. Un appuntamento da non mancare nel panorama delle iniziative natalizie palermitane e Monrealesi.

Raimondo Burgio

Al Castello di Urio il pianista Marcelo Cesena

Al Castello di Urio il pianista Marcelo Cesena

Concerto al Castello di Urio, 8 luglio 2018 – info e prenotazioni

Applauditissimo a Padova nella Cappella degli Scrovegni, a Milano per Piano City e in alcuni dei più prestigiosi teatri e sale da concerto non solo in Italia ma anche nel mondo, ora grazie all’Associazione Le Magnolie l’artista domenica 8 Luglio è atteso sul Lago di Como.

Grande attesa sul lago di Como per lo spettacolo dell”Ambasciatore della musica Brasiliana nel Mondo’ Marcelo Cesena, il pianista e compositore che si è esibito in occasione della visita di Papa Francesco a Rio De Janeiro per la Giornata della Gioventù, e che a Padova ha suonato con grande successo nella Cappella degli Scrovegni la sua opera ‘Armonie Giottesche’, ispirata proprio dagli affreschi di Giotto e considerata il suo capolavoro.

Domenica 8 Luglio, sullo sfondo del più bel panorama del Lario, nel giardino del Castello di Urio, Marcelo Cesena, invitato dall’associazione Le Magnolie, andrà in scena a scopo benefico con “La nota dominante”, carrellata dei suoi pezzi più celebri, come sempre introdotti dalle storie di vita e dagli aneddoti che li hanno ispirati.

Marcelo Cesena pianista compositore

I proventi della serata andranno a sostenere i progetti sociali di Le Magnolie che si occupa di formazione alla persona, intesa come costruzione e promozione di progetti specifici per i giovani, gli adulti, la famiglia, i professionisti, allo scopo di contribuire allo sviluppo integrale del singolo nella società, e quelli della Missione del Camilliano Padre Yves Bonou in Benin-Togo.

A Piano City Milano 2018, Marcelo Cesena celebra con la musica la bellezza del cuore

A Piano City Milano 2018, Marcelo Cesena celebra con la musica la bellezza del cuore

Marcelo Cesena, ambasciatore della musica brasiliana nel mondo sarà ospite di Piano City Milano 2018.

Nell’ambito del suo tour a tappe, Marcelo si esibirà domenica 20 Maggio 2018 alle h. 18:30 con From Hollywood to Cinecittà, insieme di musiche originali, autori classici e colonne sonore, in particolare di Ennio Morricone.

La location è: Casa Chiaravalle, via Sant’Arialdo 69 – Chiaravalle. L’ingresso è libero con prenotazione a info@pianocitymilano.it.

Marcelo trova ispirazione per la sua musica nella quotidianità, negli eventi che segnano la vita, dal matrimonio di un amico, alla morte di una giovane.

 

E proprio la morte ha originato uno dei brani più famosi, Emily, di cui Marcelo dice:

La sua morte è una ferita tragica, inspiegabile e allo stesso tempo feconda e misteriosa e, attraverso la musica, ho desiderato farla mia e di tutti.

A proposito della sua arte, Cesena commenta:

Comporre è per me come fare delle foto, scattare un frangente di realtà che non voglio perdere.

 

I valori a cui attinge la musica di Marcelo Cesena sono quelli della sua fede cristiana che celebra la bellezza dell’anima e del cuore e che l’artista rintraccia dovunque.

Una bellezza che supera l’equilibrio, perché – come dice il musicista stesso:

Dentro c’è una pienezza. È un regalo di Dio, perché noi possiamo anche solo provare per un istante quello che prova Lui a guardare la cosa più grande che abbia creato: il nostro cuore.

Così la musica di Marcelo diventa mistica ricerca pur cambiando continuamente codice.

#labiografadelweb vi augura un buon ascolto.

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Prendersi cura: l’abbraccio e la bellezza

Prendersi cura: l’abbraccio e la bellezza

C’è qualcuno che prova a soffrire con te, abbracciando anche il tuo grande dolore

Articolo di ANDREA MUSACCI | La Voce di Ferrara | venerdì 23 dicembre 2016

Un abbraccio pieno e totale al’altro, perché il luogo di cura sia una “casa di carne”, non uno spazio spersonalizzante, e perché cura e bellezza non siano tra loro antitetici. Lo scorso 15 dicembre nell’Arcispedale Sant’Anna di Cona si è svolto l’incontro “Prendersi cura: l’abbraccio e la bellezza”, organizzato dall’Associazione Student Office in collaborazione con AMCI e Uniservice, e con il patrocinio dell’Azienda Ospedaliera Universitaria.

L’incontro, moderato da Matilde Turchetti, è stato introdotto e concluso dalla musica del pianista Marcelo Cesena. Il prof. Luigi Grassi, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Professore Ordinario di Psichiatria a Unife, è intervenuto spiegando come «la sofferenza emotiva, psichica e spirituale sia più diffusa di quel che si pensa».

Due le cause principali: «la sempre maggiore biotecnologizzazione della medicina, che fa perdere il contatto diretto con la persona, e il progressivo trasformarsi dell’ospedale da luogo di cura a istituzione totalizzante, che azzera la dignità del paziente e il senso dell’identità». Contro questo duplice rischio bisogna «reimpostare sia la formazione del medico, ricentrando l’obiettivo sulla persona, sia l’architettura degli spazi ospedalieri, così che il luogo di cura non assomigli a un luogo di detenzione». Un esempio concreto di cosa soiognifichi unire cura e bellezza l’ha portato la dott.ssa Adele Tellarini, neuropsichiatra infantile e Direttrice di “Casa Novella” a Castel Bolognese (RA), che accoglie soprattutto minori, giovani donne con situazioni di disagio familiare e/o psicologico, nuclei mamma-bambino.

“Una casa di carne, non di mattoni” la definì Novella Scardovi, fondatrice insieme al marito Giuliano, morta in un incidente stradale nel maggio ’96, due mesi dopo aver inaugurato la Casa. «Tutte le storie con le quali vengo in contatto -ha spiegato la Tellarini- anche se drammatiche, sono portatrici di umanità e bellezza: hanno, insomma, innanzitutto cambiato me stessa». Sono esperienze che permettono di «toccare con intensità il dolore, che segnano la tua capacità di comprometterti e di rompere la solitudine di quelle persone. Certo -ha proseguito la relatrice-, alcune ferite sono irreparabili, ma la cura consiste anche nell’aiutare a sentirsi meno soli, a sentirsi guardati, a far capire che c’è qualcuno che prova a soffrire con te, abbracciando anche la tua sofferenza».

“Sono contenta di aver toccato il fondo perchè mi ha permesso di arrivare in questo posto”, sono le parole, trasmesse in un video di presentazione della Casa, pronunciate da un’ospite della stessa. «Casa Novella è l’esempio di un’esperienza che diventa coscienza, che genera un desiderio di vita e di speranza», ha proseguita la Tellarini. Questa vita e questo desiderio si esplica, quindi, nella stessa cura della bellezza del luogo, non mero fattore estetico, ma «qualcosa che comunica la centralità della persona: questo perché il cuore di ogni persona tende al Bello».

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