Castellammare, Cesena incontra gli studenti

Castellammare, Cesena incontra gli studenti

di Emanuel Butticè

Sabato, 09 Febbraio 2019

Alqamah

Al centro dell’incontro un “percorso motivazionale” musicale per affrontare le scelte future

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Ieri mattina presso l’aula magna del Liceo Classico “Vivona” di Castellammare, il noto pianista e compositore brasiliano Marcelo Cesena ha incontrato i ragazzi delle classi 5° del liceo “Matterella-Dolci”. L’incontro dal titolo “Costruttori di Cattedrali” fa parte di un progetto più ampio organizzato dal Centro di Solidarietà Nicola Coppola. Proprio in questi giorni i volontari del CDS stanno incontrando alcune 5° classi per l’orientamento in uscita. Partner dell’incontro il Comune di Castellammare del Golfo e l’istituto Mattarella-Dolci.

Cesena, oltre ad essere un musicista di fama internazionale, è anche un educatore. Incontra ragazzi e suona nelle scuole da anni con lo scopo di diffondere non solo la bellezza della musica, ma anche la passione per lo studio e la formazione personale.

Con un linguaggio semplice e diretto ha “stimolato” gli studenti focalizzandosi sui metodi da adottare per le scelte future. Un tema per niente banale. Tra un pezzo al pianoforte e l’altro Marcelo Cesena è riuscito a strappare oltre ai sorrisi anche una consapevolezza nei giovani (e nei meno giovani) presenti: “Le scelte di oggi, potrebbero essere quelle della vostra vita” – ha affermato.

In modo puntuale ed efficace ha sottolineato le cose che nella vita contano di più: la felicità e la libertà. “Voi giovani dovete fissarvi uno scopo nella vita e raggiungere la meta. Perché le scelte di oggi – ha sottolineato – possono essere veramente quelle della vita. Non è vero che non sapete fare sacrifici, voi ogni giorno fate tanti sacrifici per venire a scuole e studiare, occorre quindi un metodo per raggiungere ogni obiettivo.”

Cesena ha ripercorso le tappe della sua vita artistica, dalle favelas di Rio de Janeiro fino a Los Angeles con i divi di Hollywood.

Tramite un semplice gioco con cui ha coinvolto gli studenti ha saputo spiegare l’importanza di una scelta attenta e oculata per indirizzare al meglio i percorsi futuri. “Ho iniziato a capire che volevo vivere di musica a dieci anni, prima invece odiavo la musica, soprattutto quella classica. Oggi, dopo tanti anni, vivo ancora di musica. Ricordatevi – ha aggiunto Marcelo Cesena – che ci sono scelte che ci aiutano a capire chi siamo oggi e soprattutto chi saremo domani.”

Tramite un semplice gioco con delle scatole di cartone ha spronato i ragazzi a “fare scelte non a caso, ma ragionate, seguendo un criterio ben preciso”.  Marcelo Cesena ha portato agli studenti castellammaresi il linguaggio universale per eccellenza, la musica, utilizzandolo come veicolo per diffondere ironia e motivazione per affrontare al meglio la vita dopo la scuola.A

“Domus Dei et Ianua Coeli” –

“Domus Dei et Ianua Coeli” –

di FRANCESCO INGUANTI

08 Gennaio 2019

Sicily Present

Dopo quasi un mese è ancora forte l’eco dell’evento prodotto dal concerto di Monreale “Domus Dei et Ianua Coeli” del maestro Marcelo Cesena

È trascorso quasi un mese dal concerto multimediale: “Domus Dei et Ianua Coeli” svoltosi nel Duomo di Monreale prima di Natale, in cui per la prima volta Marcelo Cesena, ha eseguito 15 suoi brani inediti per pianoforte, pensati e realizzati per l’occasione.

Il concerto ha unito in un’unica esperienza il linguaggio universale della Musica con la Bellezza delle immagini dei mosaici della Cattedrale proiettate sullo Led Wall, curate dal regista Alessandro Spinnato, con la consulenza teologica di don Nicola Gaglio. L’evento, con una interpretazione sorprendente, ha offerto ai presenti un’esperienza emozionante, che ha coinvolto l’udito e la vista facendo vibrare le corde più sensibili del cuore promuovendo e valorizzando al tempo stesso l’importanza della Basilica d’oro voluta da Guglielmo II in onore della Madonna, come Casa di Dio e Porta del Cielo.

Abbiamo chiesto ad alcuni dei protagonisti un giudizio “a freddo” di quello che per molti è stato un evento unico e forse irripetibile.

Cominciamo con il regista Alessandro Spinnato: “L’ascolto della musica di Marcelo Cesena mi ha emozionato fin da quando abbiamo iniziato le prove. Il concerto fa fatto il resto. Abbiamo cercato di mettere insieme immagini e musica. Alcuni brani raccontano storie intere e quindi è stato più facile far scorrere le immagini, altri brani sono stati ispirati da più avvenimenti riportati sui mosaici e quindi è stato più complesso. Decisivo è stato il montaggio.

Una parte è relativo ai video realizzati anche in tempi diversi da questo ma per questo scopo. Poi abbiamo montate immagini fisse con il sistema del parallasse, scontornando i personaggi i quali sono stati staccati dallo sfondo: è come se ci fosse una telecamera che ruota attorno ad essi. Anche questo tipo di montaggio è abbastanza innovativo e per quanto discutibile riesce a rendere le immagini in movimento, quasi che i personaggi vengano incontro allo spettatore. Il risultato finale mi ha lasciato completamente soddisfatto e credo anche tantissimi dei presenti”.

In 80 intensi minuti musica ed immagini hanno raccontato le immagini più note e significative dei mosaici, partendo dai momenti della creazione, in particolare dell’uomo, creatura fatta ad immagine e somiglianza di Dio, per passare a quelle del Vecchio Testamento che raccontano del tentativo dell’uomo di essere come Dio.

Poi il racconto, e con esso la musica, hanno commentato la cacciata dall’Eden, il sacrificio di Abramo fino a giungere alla pienezza del tempo e alla nuova alleanza che Dio vuole stringere con la sua creatura attraverso l’incarnazione del suo figlio, per concludersi con le vicende della passione, morte e resurrezione. L’ultimo brano della composizione è stato dedicato a Cristo Pantocratore, che campeggia nella volta dell’abside e che sembra non dare scampo a nessuno.

Proprio l’esperienza dell’ultima composizione è quella che ha lasciato il segno più profondo nell’animo del maestro Cesena, che così la ricorda: “Per giungere alla conclusione del concerto ho trascorse molte ore da solo nel Duomo, dopo la chiusura, per approfondire il rapporto che mi lega al Padre e che è mirabilmente espresso nel volto del Cristo Pantocratore dell’abside. Ho dovuto tirar fuori l’impronta di Dio che è dentro di me, come dentro ciascuno di noi. I mosaici sono certamente un fatto umano e concreto, ma sono anche indubbiamente segno e simbolo di Altro, per cui il loro rimando al trascendente è evidente e ineliminabile. Lo stesso percorso e la stessa fatica ho cercato di fare anche nella composizione degli altri brani musicali, facendo in modo che la finitezza delle note su pentagramma rimandasse all’infinito che ci circonda e che si esprime attraverso la bellezza di quel luogo. Si è trattata in definitiva di una esperienza certamente bella ed esaltante, che non solo mi ha segnato profondamente ma soprattutto mi ha provocato tante altre suggestioni che adesso vanno approfondite e valorizzate”.

Concludiamo con il giudizio dell’Arcivescovo mons. Michele Pennisi: “Si è trattato di un evento straordinario che ha coinvolto tutti i presenti che attraverso la bellezza delle musiche e delle immagini non solo hanno ripercorso i momenti più salienti della storia della salvezza, ma hanno vissuto personalmente un’intensa esperienza religiosa. Il Duomo di Monreale quella sera ha raggiunto lo scopo ultimo per il quale è stato progettato: far intraprendere un cammino di fede che, anche attraverso momenti drammatici presenti nella vicenda personale di ognuno, ha aperto uno squarcio di paradiso su questa terra ed ha fatto intuire la bellezza antica e sempre nuova del mistero dell’Assoluto che si è manifestata nel volto di Cristo.  Molte persone che non hanno potuto assistere colpite dalla testimonianza dei presenti hanno chiesto che l’evento venisse ripetuto. Sono sicuro che la riproposizione di questo concerto multimediale in altre città servirà a far conoscere il valore intangibile, artistico, teologico e storico di questo Tempio d’oro che è stato definito “Toto orbe terrarum celeberrimum et pulcherrimum”(il più celebre e il più bello del mondo)”.

Monreale – La salvezza e i mosaici di Marcelo

Monreale – La salvezza e i mosaici di Marcelo

Francesco Inguanti

clonline.org

Due anni di lavoro, tra le navate del Duomo siciliano, per trasformare le decorazioni in note sul pentagramma. Il risultato? La bellezza del concerto del compositore brasiliano Cesena dentro la Basilica, qualche giorno fa.

Al Duomo di Monreale per quasi mille anni si sono svolti riti e cerimonie di tutti i tipi, tra le sue navate hanno sfilato chierici e laici di tanti Paesi e di tante religioni, ma non era mai successo che un musicista si cimentasse in un concerto per pianoforte frutto delle sensazioni prodotte su di lui dall’impatto con i suoi mosaici. È quanto accaduto poco prima di Natale, grazie a Marcelo Cesena, musicista e compositore brasiliano, noto in Italia e all’estero, che ha eseguito in prima mondiale quindici brani inediti scritti appositamente per l’occasione. 

Marcelo Cesena è nato San Paolo, ha vissuto a lungo negli Stati Uniti e da qualche anno abita in Italia. Così racconta l’inizio di questa avventura: «In passato avevo avuto già modo di apprezzare i mosaici di Monreale. Tuttavia, nell’autunno del 2016 ho avuto la fortuna di averli illustrati dal parroco della cattedrale, don Nicola Gaglio, e di potermi intrattenere più a lungo con l’Arcivescovo, monsignor Michele Pennisi. Il primo mi ha introdotto al significato non solo artistico, ma religioso ed ecclesiale del tempio e delle scene bibliche rappresentate. Il secondo mi ha fatto addirittura la proposta di comporre delle musiche che cantassero la gloria di Dio rappresentata nella chiesa». 

Il concerto nel Duomo di Monreale

Il concerto nel Duomo di MonrealeDa quel giorno sono trascorsi due anni di intenso lavoro di composizione in cui Cesena ha visto e rivisto più volta libri e video sulla basilica monrealese. Soprattutto, però, ha iniziato un’opera di immedesimazione con quel luogo che non sapeva ancora cosa avrebbe prodotto nella sua anima. Si è sviluppato lungo quei mesi un confronto artistico e culturale con don Gaglio, trascorrendo nella basilica il maggior tempo possibile e partecipando alle cerimonie liturgiche quotidiane. Una sera Marcelo ha chiesto perfino di rimanere alcune ore da solo dopo la chiusura, per avere un confronto più diretto e intimo con la storia della Salvezza rappresentata nei mosaici. 

In gioco non c’era solo una capacità artistica e creativa, ma il confronto con una delle forme umane più alte della “bellezza”. Il teologo Von Balthasar, per esempio, apre la sua opera intitolata Gloria con queste suggestive espressioni: «La nostra parola iniziale si chiama bellezza. Bellezza è anche l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare di pronunciare perché essa incorona, quale aureola di inafferrabile splendore, il duplice astro del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto». La Cattedrale di Monreale con la sua bellezza è in grado di provocare tutto ciò, anche per Cesena, che ha tradotto quella provocazione nel contenuto della sua musica. «La decisiva visita al Duomo di Monreale è accaduta verso la conclusione dell’anno della Misericordia», ricorda il compositore: «Ero rimasto colpito dalla foto che ritraeva l’Arcivescovo che apriva la porta della Basilica, la grande porta in bronzo di Bonanno da Pisa del 1186, che riporta quarantadue formelle che illustrano episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Ho chiesto di vederla di vederla da vicino e ho capito subito che bisognava iniziare da lì, dalla porta. Non perché apre l’accesso alla Basilica, ma perché è quella che conduce in Paradiso. Così ho composto quasi di getto il primo pezzo,  Ianua coeli e subito ho compreso che serviva una composizione che spiegasse il senso e il motivo della Creazione: per questo il secondo brano, In principio.

Nei brani successivi Cesena ha descritto in musica le immagini più importanti e decisive della Bibbia: la creazione, Adamo ed Eva, il peccato originale, il diluvio universale, la torre di Babele, il sacrificio di Abramo… Fino ad arrivare all’incarnazione, morte e resurrezione del Signore. Ma serviva una “conclusione”… Quale? «Ero sempre più attratto dal volto del Cristo Pantocratore; più lo guardavo più mi chiedevo: “Ma cosa vuole dirmi? Cosa mi chiede?”. Si avvicinava la data del concerto ma non ero ancora riuscito ad esprimere quello che avevo dentro. Ho chiesto di rimanere nel tempio durante la chiusura pomeridiana. Guadando e pregando mi sono venute in mente due parole: “paternità” e “tenerezza”. Era l’indicazione che cercavo: fare l’incontro col Padre attraverso la tenerezza che mostra ai suoi figli. La storia della Salvezza intercettava in tal modo la mia storia personale in cui il Signore ha mostrato la sua benevolenza attraverso la Sua paternità e la sua tenerezza. Ho lavorato quasi venti ore di seguito per giungere all’ultimo brano del concerto, un inno di lode e ringraziamento per me e per tutta la storia che in quelle navate è rappresentata».

Cesena aggiunge che in questi due anni è stato aiutato dalla riflessione su un brano del discorso che Benedetto XVI ha rivolto agli artisti nel novembre del 2009: «Una funzione essenziale della vera bellezza, infatti, già evidenziata da Platone, consiste nel comunicare all’uomo una salutare “scossa”, che lo fa uscire da sé stesso, lo strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano, lo fa anche soffrire, come un dardo che lo ferisce, ma proprio in questo modo lo “risveglia” aprendogli nuovamente gli occhi del cuore e della mente, mettendogli le ali, sospingendolo verso l’alto». E così è stato, commenta Marcelo: «Sono stato non appena colpito, ma ferito dalla bellezza di quel luogo, e pur faticando non poco per trovare le note giuste da scrivere sul pentagramma, ho accettato questa sfida che prima che per la committenza era per la mia vita».

Il numeroso pubblico, accolto in un Duomo illuminato in modo particolare per l’occasione, ha partecipato non solo da spettatore ad un avvenimento che attraverso musica e immagini ha fatto appello ai sentimenti più profondi del cuore di ciascuno. Dopo le prime note struggenti del pianoforte e l’ immediatezza delle immagini tridimensionali proiettate su due grandi schermi, la bellezza si è imposta in tutta la sua attrattiva, rimandando ad un’altra Bellezza: quella che richiama all’Assoluto di Dio che si è incarna nella storia dell’uomo e che in quel luogo viene narrata attraverso gli uomini che gli vogliono rendere lode. Mesi di lavoro e oltre venti addetti alla gestione della serata hanno consentito di assistere a un concerto unico e irripetibile. 

Come ha detto l’arcivescovo Pennisi: «Il concerto, nell’approssimarsi del Natale, può aiutare tutti a fare memoria nella propria vita del significato dell’Incarnazione del Figlio di Dio, che ha mutato il corso della storia e ha rivelato la dignità di ogni uomo e ogni donna creati ad immagine e somiglianza di Dio e resi per grazia “figli nel Figlio”». «La bellezza lega le generazioni presenti alle passate», il commento del parroco, don Gaglio: «Noi siamo chiamati a custodire questa Chiesa per le generazioni future». E questo è, in fondo, anche l’impegno di ciascuno nella propria vita.

Una esperienza unica e irripetibile

Una esperienza unica e irripetibile

di DIANA CAMMARERI

22 Dicembre 2018

Sicily Present

Nella Basilica Cattedrale di Monreale il 20 dicembre si è tenuto in anteprima mondiale il concerto multimediale per pianoforte, intitolato Domus Dei et Ianua Coeli ispirato proprio agli splendidi mosaici del Duomo, famoso in tutto il mondo e riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’Unesco: compositore ed esecutore il Maestro Marcelo Cesena, con la regia di Alessandro Spinnato.

È stata una serata da ricordare: il numeroso pubblico, accolto da un Duomo interamente illuminato, ha avuto l’impressione di essere immerso in un abbraccio luminoso e caldo nello stesso tempo; la musica e le immagini proiettate su due maxi schermi che riportavano le scene raffigurate dai mosaici con effetti in 3D hanno fatto il resto.

Dopo le prime note ci si è immersi nella musica e fatti prendere dalla bellezza che si è imposta e che rimandava necessariamente ad una Bellezza altra perché in un contesto simile tra musica e immagini dell’arte non si può non pensare che dietro queste creazioni non ci sia un’esperienza vissuta profondamente dell’Assoluto, di Dio che si incarna anche grazie agli uomini che gli vogliono rendere lode, come è stato per tutti quelli che in un momento lontano della storia hanno edificato lo splendido complesso del Duomo e per il Maestro Cesena che ha voluto ripercorrere con la sua musica la storia della salvezza.

Lo stesso pensiero ha voluto esprimere l’Arcivescovo Michele Pennisi con queste parole: “Il concerto nell’approssimarsi del Natale può aiutare a fare memoria nella propria vita del significato dell’Incarnazione del Figlio di Dio, che ha mutato il corso della storia e ha rivelato la dignità di ogni uomo e ogni donna creati ad immagine e somiglianza di Dio e resi per grazia figli nel Figlio”.

Marcelo Cesena, brasiliano ma con una famiglia originaria italiana, compositore e pianista di grande valore artistico, riconosciuto a livello internazionale, ha realizzato negli ultimi anni centinaia di concerti in tutto il mondo e ha suonato nel 2014 in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro. Il suo repertorio è molto vasto: va dalla musica classica, alla musica tradizionale brasiliana fino alle interpretazioni delle colonne sonore del grande cinema. Ultimamente a Palermo è stato protagonista di un concerto con le musiche di Ennio Morricone nel quartiere di Danisinni in occasione della manifestazione Piano city.

Cesena già nel 2016 si era confrontato con la grande arte italiana componendo una suite musicale intitolata “Armonie Giottesche”, ispirata agli affreschi di Giotto della Cappella degli Scrovegni a Padova. Quest’ultimo lavoro nasce dallo stupore per la bellezza dei mosaici durante la sua prima visita a Monreale nel 2016. Il progetto musicale si è realizzato nell’arco di due anni grazie alla consulenza teologica di don Nicola Gaglio, parroco del Duomo, ed è stato abbracciato e sostenuto dalla Diocesi di Monreale e in prima persona dall’Arcivescovo Michele Pennisi.

La composizione ripercorre un itinerario storico e logico e inizia con il brano Ianua coeli che indica la porta della basilica e nello stesso tempo la porta attraverso la quale si giunge al Cielo a sottintendere che Dio non ha lasciato solo l’uomo, ma ha lasciato una strada da poter percorrere per giungere a Lui ed è la Chiesa.

Il percorso si snoda attraverso i momenti della creazione, in particolare dell’uomo, creatura fatta ad immagine e somiglianza del suo creatore, poi la musica accompagnata dalle immagini del ciclo musivo del Vecchio Testamento si immedesima nel tentativo dell’uomo di essere come Dio; l’uomo infrange il patto di alleanza e viene punita la sua ribellione, ma l’alleanza viene ristabilita tra Dio e il suo popolo con Abramo fino a quando arriva la pienezza del tempo e l’alleanza che Dio vuole stringere con la sua creatura si rinsalda. Ed allora manda il suo figlio ed ecco che la musica accompagna i passaggi narrativi del Nuovo Testamento: la nascita di Gesù, il battesimo, i miracoli finché viene l’ora e Gesù viene condannato e messo in croce, ma la storia della salvezza continua perché Gesù non è nel sepolcro, ha vinto la morte, è risorto. L’ultimo brano della composizione è dedicato a Cristo Pantocratore, non poteva essere diversamente. Il Pantocrator campeggia nella volta dell’abside e il suo sguardo intercetta chiunque entri nel Duomo, attrae l’attenzione e interpella.

E il Maestro Cesena si è fatto proprio interrogare da quello che ha visto, dal testo biblico per immagini, il punto di vista infatti è capovolto, la sua musica non è interpretazione degli avvenimenti rappresentati nei mosaici, non è semplice commento, è una musica che nasce da una immedesimazione che avviene nella contemplazione e nella preghiera, come ha spiegato lo stesso compositore. La composizione di questa musica è il frutto di una ascesi, l’ascolto invita anche noi a compierla, come in realtà accade nel guardare contemplando il percorso narrativo dei mosaici dalla creazione fino all’incontro con lo sguardo paterno e tenero del Pantocrator che attira a sé a ricordare che la vita è vocazione, risposta ad una chiamata del Padre.

Come non essere grati a Marcelo Cesena per la sua musica e al regista Alessandro Spinnato per le sue meravigliose inquadrature che ci hanno fatto fermare ad ascoltare e guardare con attenzione permettendo anche a noi di stupirci di fronte alla bellezza che spesso consumiamo in modo frettoloso e distratto, perché non riusciamo ad avere lo sguardo aperto e il cuore pronto per una rivelazione.

La bellezza dei mosaici di Monreale e il pianoforte

La bellezza dei mosaici di Monreale e il pianoforte

monrealepress.it

E’ stato presentato questa mattina presso il Palazzo Arcivescovile il Concerto multimediale per pianoforte, Domus Dei et Ianua Coeli ispirato ai famosi mosaici del Duomo di Monreale. Il concerto di stasera è un mosaico vivo di persone, la storia di una opera d’arte che contiene un messaggio potente, un messaggio di Fede ma al tempo un messaggio laico. Un progetto questo del maestro Marcelo Cesena che rapirà certamente ogni cuore.

Questa sera vedremo, come non è mai accaduto nel panorama siciliano, una singolare e unica rielaborazione del linguaggio artistico musicale, musivo e video della energia che questa chiesa cattedrale può suscitare. Ci saranno delle emozioni perfettamente interpretate dalle innovative realizzazioni video del regista Rai monrealese Alessandro Spinnato e ispirate dalle musiche del compositore brasiliano. Un appuntamento da non mancare nel panorama delle iniziative natalizie palermitane e Monrealesi.

Raimondo Burgio

Concerto “Domus Dei et Ianua Coeli”

Concerto “Domus Dei et Ianua Coeli”

di FRANCESCO INGUANTI

13 Dicembre 2018

Sicily Present

Al Duomo di Monreale per quasi mille anni si sono svolti riti e cerimonie di tutti i tipi, tra le sue navate hanno sfilato chierici e laici di tanti paesi e di tante religioni. Eppure il prossimo 20 dicembre diverrà il palcoscenico di una iniziativa assolutamente originale: un concerto multimediale per pianoforte dal significativo titolo: “Domus Dei et Ianua Coeli”. Nell’occasione il maestro Marcelo Cesena, eseguirà 15 suoi brani inediti per pianoforte, pensati e realizzati per l’occasione.

Il maestro Cesena ricorda quel primo incontro: “In passato avevo avuto già modo di apprezzare i mosaici di Monreale e l’accoglienza dell’Arcivescovo, mons. Michele Pennisi. Tuttavia, quel giorno dell’autunno del 2016 ebbi la fortuna averli illustrati dal parroco della cattedrale, mons. Nicola Gaglio e di potermi intrattenere più a lungo con l’Arcivescovo. Il primo mi introdusse con la sua competenza e la sua passione al significato non appena artistico, ma religioso ed ecclesiale del tempio e delle scene bibliche rappresentate. Il secondo mi fece la proposta che meno mi aspettavo: comporre delle musiche che cantassero la gloria di Dio rappresentata nella chiesa”.

Marcelo Cesena è nato in Brasile, ha risieduto a lungo negli Stati Uniti e da qualche anno abita in Italia. Vanta un curriculum di grande rilievo perché si è esibito nei più importanti teatri del vecchio e del nuovo continente ed ha ricevuto molti premi e riconoscimenti in svariate parti del mondo. Il suo repertorio è molto vasto e si dispiega dalla musica classica a quella tradizionale brasiliana, attraverso una delle sue grandi passioni che è la musica da film. Tramite questa ha conosciuto ed è tra i più accreditati interpreti del grande Ennio Morricone. Quando gli si chiede di parlarne gli si luccicano gli occhi, anche perché il suo ultimo concerto in Sicilia, esattamente a fine settembre a Palermo, in occasione della manifestazione Piano city, lo ha interamente dedicato a lui.

Racconta così quel pomeriggio per lui indimenticabile: “È stata una esperienza per me unica, inattesa e irripetibile. Quando mi comunicarono che la mia proposta di un concerto per piano con le musiche di Morricone era stata accolta dal Comune di Palermo all’interno della manifestazione Piano city fui molto contento, ma altrettanto meravigliato nel leggere che avrei suonato in un luogo chiamato Danisinni. Tentai di informarmi attraverso internet, chiamai qualche amico a Palermo per avere qualche ulteriore delucidazione, e compresi che avrei suonato in un luogo del tutto diverso da quelli in cui era stato fino a quel momento. Giunsi poche ore prima del concerto e mi trovai nella piazza di un quartiere popolare che sembrava al momento disabitato. A Palermo era ancora piena estate e la temperatura non ancora mite. Il parroco e i suoi collaboratori, che non mi conoscevano, mi accolsero quasi che fossi Muti o Toscanini, ma pensavo che solo pochi altri si sarebbero aggiunti a loro per ascoltarmi. Cominciai a suonare – com’è mia abitudine – concentrando il mio sguardo più sui tasti che sugli spettatori. Pian piano, dalla quantità e dal calore degli applausi, mi resi conto che qualcosa di grande era accaduto nel frattempo. Quando mi alzai per il ringraziamento finale mi resi conto del miracolo: c’erano in piazza, così mi assicurarono, almeno 800 persone letteralmente rapite e trasportate dalla musica di Morricone e dalla mia esecuzione. Non avevo mai fatto una esperienza simile. La ricordo ancora con grande trasporto e commozione. Preso dall’entusiasmo del momento dissi: “Morricone ha fatto la storia del cinema e della musica nei suoi novant’anni di vita, ma soprattutto ci ha trasmesso la sua passione per la vita, per la vita bella; e tutto questo si chiama: bellezza”. E poi aggiunsi: “Il pianoforte è uno strumento definito, nel numero e nel colore dei tasti e in tutte le sue misure; eppure genera una cosa che è infinita, la musica. La musica dà gioia, gioia di vivere e questo è il motivo per cui oggi sono contento di essere con voi”. Ricordo quella serata come una tra le più intense della mia esperienza artistica”.

L’impegno assunto davanti all’Arcivescovo di Monreale si rivelò ben presto di notevole impegno e richiese molto più tempo del previsto. Il maestro Cesena era reduce da una importante performance intitolata “Armonie Giottesche”, un’opera ispirata agli affreschi di Giotto della Cappella degli Scrovegni a Padova. Fu anche in quella circostanza una prima mondiale, ma l’impegno monrealese si presentava particolarmente impegnativo, per il luogo innanzitutto, per la sua storia e per le aspettative che aveva da subito prodotto. Cesena decise quindi di iniziare a studiare i testi e i video che mons. Gaglio gli fornì subito con l’impegno a tornare il più presto possibile.

Ecco il ricordo dei primi mesi di lavoro: “Mi misi sul serio a studiare, come non facevo da tempo. Vidi e rividi più volte i DVD che mi erano stati forniti e cominciai quell’opera di immedesimazione con quel luogo che non sapevo ancora cosa avrebbe prodotto prima nella mia anima e poi nella mia inventiva di compositore. Quando tornai a Monreale, non iniziai un confronto artistico o culturale con mons. Gaglio, ma decisi di trascorre con lui in quella splendida Chiesa, il maggior tempo possibile. Partecipai alla Messa feriale, al Santo Rosario, ad una processione che si svolse casualmente. Poi una sera chiesi di rimanere alcune ore da solo dopo la chiusura per farmi interrogare dai mosaici”.

Il progetto artistico nel frattempo cominciava a prendere forma. Il regista Alessandro Spinnato, che già aveva svolto similari iniziative nella basilica e da anni lavorava in Rai fu coinvolto nella proposta e cominciò ad elaborare un percorso visivo che poi avrebbe accompagnato le musiche prodotte. Nel frattempo Cesena tra un viaggio e l’altro in America, in Brasile per salutare gli anziani genitori e il resto della numerosa parentela, iniziava a comporre i primi pezzi, primo fra tutti quello che avrebbe aperto il concerto che non a caso si sarebbe chiamato: “Ianua coeli”.

Ricorda così l’inizio di quella esperienza: “Quella decisiva visita al Duomo di Monreale accadde verso la conclusione dell’anno della Misericordia voluto da papa Francesco. Rimasi colpito dalla foto che ritraeva l’Arcivescovo che apriva la porta della Basilica, la grande porta in bronzo di Bonanno da Pisa del 1186 che riporta 42 formelle che illustrano episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Chiesi di vederla da vicino e compresi subito che bisognava iniziare da lì, dalla porta non perché apre la Basilica ma perché è quella che porta in cielo. E che subito dopo occorreva una composizione che spiegasse il senso e il motivo della creazione: così composi il secondo brano “In principio”.

I mosaici del Duomo di Monreale illustrano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, dalla creazione del mondo, riportata nella locandina del concerto, fino all’immagine del Cristo Pantocratore dell’abside. È stato più volte definito un catechismo per i poveri, per quelli che non sapevano leggere, ma forse è ancora di più: è il compendio della fede e dell’esperienza cristiana e della Chiesa che si è tramandata fino a noi. Tutto ciò andava tradotto in musica con un percorso che poteva essere di ordine strettamente storico, oppure tematico-contenutistico.

Come fare a realizzate tutto ciò? Riprende il racconto: “La metodologia da utilizzare fu il primo grande ostacolo da affrontare. All’inizio mi sembrava più logico e facile scegliere gli avvenimenti più significativi dei mosaici e poi su questi comporre le musiche. Ma andando avanti mi accorsi che non ero di fronte alle immagini di un libro di storia, ma a un libro di teologia illustrato per immagini. Ero di fronte alla storia della salvezza di ogni uomo e quindi anche della mia. Occorreva ribaltare il punto di vista. E così piuttosto che commentare i mosaici mi sono fatto interrogare da loro, chiedendomi volta per volta cosa la singola immagine, il singolo avvenimento descritto, il singolo personaggio chiedesse alla mia persona e alla mia anima. Fino a quel momento avevo composto molte musiche per commentare avvenimenti della vita umana (nascite, matrimoni, ecc.), ma adesso non potevo fermarmi al commento dell’avvenimento. Era l’avvenimento che doveva entrare in me e dettare il commento. Iniziò una lunga fase di purificazione per tentare di adeguare la mia persona alla richiesta che mi chiedeva Dio attraverso quella circostanza”.

Nel frattempo una complessa e articolata macchina organizzativa si era messa in moto. La proiezione multi mediale richiedeva uno staff di addetti alla registrazione, alle luci, al suono ed una regia in grado non appena di registrare l’evento, ma di porre le condizioni per un ulteriore prodotto multimediale in grado di far conoscere al mondo intero cosa sono in grado di generare quei mosaici a distanza di mille anni. Né è da meno l’aspetto della comunicazione perché si tratta di un evento di rilievo internazionale che tuttavia si svolge in un luogo distante e diverso dai grandi teatri e dalle grandi capitali.

La fine della storia fino ad ora: “Con questa nuova e più profonda consapevolezza ho proseguito a comporre musiche riferite a scene bibliche, anche per facilitare la comprensione del pubblico, ma che avessero interrogato innanzitutto me. In questo percorso, quasi un’ascesi, i confronti con mons. Gaglio e quando potevo con mons. Pennisi, erano un motivo per andare più al fondo dell’intera questione. Non parlavamo mai dei brani che via via componevo, ma della mia fatica a comprendere il messaggio, la richiesta che mi veniva attraverso quella proposta fattami ben due anni prima. L’ultimo incontro con mons. Gaglio fu a pranzo. Dovevo comporre ancora l’ultimo pezzo, quello conclusivo, quello dedicato al Cristo Pantocratore. Dopo il pranzo chiesi di rimanere nel tempio durante l’ora di chiusura. Guardando e pregando, facendomi seguire da quello sguardo che sembra non dare scampo a nessuno, mi vennero in mente due parole: paternità e tenerezza. Era, forse, l’indicazione che cercavo. Fare l’incontro col Padre attraverso la tenerezza che mostra ai suoi figli. Meglio ancora comprendere e spiegare la benevolenza che attraverso la Sua paternità il Signore ha avuto verso di me, intessuta di tutti i momenti di tenerezza che ha manifestato in questi anni (ormai mi avvicino ai 50). Ho lavorato settimane su quest’ultima composizione. Mia auguro che la fatica che ci ho messo sia compresa e ripagata da quanti il 20 dicembre verranno non appena ad ascoltare la mia musica, ma a condividere un pezzo del percorso della vita che tutti dobbiamo compiere. L’ascesi verso l’incontro definitivo col Padre che sta nei cieli”.

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