C’è qualcuno che prova a soffrire con te, abbracciando anche il tuo grande dolore

Articolo di ANDREA MUSACCI | La Voce di Ferrara | venerdì 23 dicembre 2016

Un abbraccio pieno e totale al’altro, perché il luogo di cura sia una “casa di carne”, non uno spazio spersonalizzante, e perché cura e bellezza non siano tra loro antitetici. Lo scorso 15 dicembre nell’Arcispedale Sant’Anna di Cona si è svolto l’incontro “Prendersi cura: l’abbraccio e la bellezza”, organizzato dall’Associazione Student Office in collaborazione con AMCI e Uniservice, e con il patrocinio dell’Azienda Ospedaliera Universitaria.

L’incontro, moderato da Matilde Turchetti, è stato introdotto e concluso dalla musica del pianista Marcelo Cesena. Il prof. Luigi Grassi, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Professore Ordinario di Psichiatria a Unife, è intervenuto spiegando come «la sofferenza emotiva, psichica e spirituale sia più diffusa di quel che si pensa».

Due le cause principali: «la sempre maggiore biotecnologizzazione della medicina, che fa perdere il contatto diretto con la persona, e il progressivo trasformarsi dell’ospedale da luogo di cura a istituzione totalizzante, che azzera la dignità del paziente e il senso dell’identità». Contro questo duplice rischio bisogna «reimpostare sia la formazione del medico, ricentrando l’obiettivo sulla persona, sia l’architettura degli spazi ospedalieri, così che il luogo di cura non assomigli a un luogo di detenzione». Un esempio concreto di cosa soiognifichi unire cura e bellezza l’ha portato la dott.ssa Adele Tellarini, neuropsichiatra infantile e Direttrice di “Casa Novella” a Castel Bolognese (RA), che accoglie soprattutto minori, giovani donne con situazioni di disagio familiare e/o psicologico, nuclei mamma-bambino.

“Una casa di carne, non di mattoni” la definì Novella Scardovi, fondatrice insieme al marito Giuliano, morta in un incidente stradale nel maggio ’96, due mesi dopo aver inaugurato la Casa. «Tutte le storie con le quali vengo in contatto -ha spiegato la Tellarini- anche se drammatiche, sono portatrici di umanità e bellezza: hanno, insomma, innanzitutto cambiato me stessa». Sono esperienze che permettono di «toccare con intensità il dolore, che segnano la tua capacità di comprometterti e di rompere la solitudine di quelle persone. Certo -ha proseguito la relatrice-, alcune ferite sono irreparabili, ma la cura consiste anche nell’aiutare a sentirsi meno soli, a sentirsi guardati, a far capire che c’è qualcuno che prova a soffrire con te, abbracciando anche la tua sofferenza».

“Sono contenta di aver toccato il fondo perchè mi ha permesso di arrivare in questo posto”, sono le parole, trasmesse in un video di presentazione della Casa, pronunciate da un’ospite della stessa. «Casa Novella è l’esempio di un’esperienza che diventa coscienza, che genera un desiderio di vita e di speranza», ha proseguita la Tellarini. Questa vita e questo desiderio si esplica, quindi, nella stessa cura della bellezza del luogo, non mero fattore estetico, ma «qualcosa che comunica la centralità della persona: questo perché il cuore di ogni persona tende al Bello».

Pin It on Pinterest

Share This